Excuse me miss, how can I get in downtown Phoenix?
Comincia con questa domanda al concierge la mia giornata al Westin Kierland Resort. La risposta mi spiazza: “Why would you go in downtown?” e io “Oh, well… I would only like to visit the city, you know, it’s my first time in the U.S.A.”. Lei mi apostrofa dicendomi che non c’è molto da vedere in città ma dopo qualche altra battuta capisce che intendo andarci comunque e si offre di chiamare un taxi. Il viaggio costerebbe circa 60$ solo andata, al che le chiedo se non ci sia un servizio di trasporto pubblico disponibile. Lei risponde che gli autobus ci sono, ma non sa darmi indicazioni. Le chiedo una mappa della città che mostri le linee dei servizi pubblici, ma non ce l’ha. Ringrazio e dico che andrò a fare un giro nel vicinato.
Scottsdale. Esco dal resort, e mi sembra di entrare in un outlet. Tutto è curato e perfetto, il pratino all’inglese con l’erba da un pollice e mezzo, le palme di plastica, il cielo di un blu fatto col secchiello di photoshop e un sole che, a fine ottobre, è come le macchine americane: rumoroso e col V8 turbo. Per la strada quasi nessuno, passeggiando per i blocks una musica di sottofondo in filodiffusione mi accompagna di vetrina in vetrina, di bistrot in bistrot. A momenti mi sembra di essere nel Truman Show. La sensazione è di completo artificio. Ecco un riflettore che precipita dal cielo… ah no scusate, quello è il film. Comunque non mi piace. Ho poco tempo a disposizione e vorrei vedere qualcosa di più che un quartiere-centro-commerciale. Dopotutto Phoenix è la quinta città degli Stati Uniti.
Dopo l’immancabile pellegrinaggio all’Apple Store di turno dove ammiro le fattezze leggiadre del nuovo Macbook Air da 10.6″, è ormai ora di pranzo e mi infilo nello Zinc Bistrot, uno dei tanti locali sulla via di ritorno all’albergo.
Un mega sandwich infarcito di pollo al curry mi dà la carica per un’altro tentativo: chiedo alla padrona del locale che, gentilissima, chiama l’ufficio informazioni del Kierland Common block. Mi indirizza direttamente all’ufficio, dove Erica, l’impiegata, anche lei gentilissima, cerca di darmi una mano a risolvere un problema di cui neanche immaginavo l’esistenza. Mentre si affaccenda cercando le tratte sul sito dell’azienda dei trasporti pubblici, col quale mi confida di non avere molta confidenza, telefonando addirittura al loro help desk, anche Erica mi fa la domanda fatidica:”perché vuoi andare a Phoenix downtown?” E insiste dicendo che loro non vanno là, se non per un motivo preciso ecc. ecc… La cosa mi infastidisce un po’, comunque, dopo una mezz’ora di piacevole conversazione, Erica, tra una telefonata e l’altra, riesce a mettere insieme la lista dei mezzi da prendere… alla fine si parla di cambiare un paio di volte: una prima per arrivare alla stazione della metro e poi un secondo cambio per arrivare alla city… insomma niente di che, sembrerebbe. L’autobus per la stazione della metro sta quasi per passare e Erica mi fa accompagnare da un signore della security con l’auto elettrica in loro dotazione. Grande penso! Il tizio mi accompagna davanti ad una fermata, io scendo e aspetto. L’autobus sarebbe arrivato di lì a un minuto. Alla fermata però, non c’è una tabella che indichi le linee che transitano ne, tantomeno, gli orari. Attendo qualche minuto e, mentre comincio a convincermi che la fermata non è quella giusta vedo avvicinarsi un signore, in visibile stato di alterazione da alcool (o chissà che altro), che, dopo essersi accertato sulla mia destinazione e visto il percorso che mi avevano stampato all’ufficio informazioni, comincia a farneticare su come mi avessero dato delle indicazioni sbagliate, sputacchiando nel frattempo semi di qualche genere e di cui tuttora ignoro la provenienza (non stava mangiando nulla). In ogni caso, col passare dei minuti, il dubbio di aver sbagliato fermata si è trasformato in certezza e dalle farneticazioni del tipo sono quantomeno riuscito a farmi un’idea di dove sono e dove avrei dovuto essere. Così lo saluto, per cercare di riportarmi quanto meno sulla strada giusta, proprio mentre sopraggiunge l’autobus che avrebbe preso lui, che ovviamente mi suggerisce di prendere insieme per raggiungere non so quale destinazione.
Mi incammino dunque su Scottsdale Road, cercando di raggiungere direttamente la stazione della metro, che secondo l’ubriacone (ma infatti anche io a chi vado a da’ retta!?) dovrebbe essere al massimo tre o quattro blocks più avanti. Chiaramente così non è… ciliegina sulla torta, mentre sono in cammino vedo transitare davanti a me l’autobus della linea 72. Ovvero quello che avrei dovuto prendere 40 minuti fa. Considerato che non ce ne sarà un altro prima di altri 40, e che tutto il viaggio fino a downtown durerebbe non meno di un ora, mi è subito chiaro che il mio pomeriggio nella city è sfumato miseramente. Epic Fail come scriverebbe un bimbominkia su fb. O anche: Public Transportation: you are doing it wrong. Che di sicuro mi merito, ma anche i signori della società dei trasporti pubblici di Phoenix, che non sono in grado di fornire ne tabelle alle fermate ne mappe stampate agli uffici informazioni, hanno la loro parte. Mappe stampate, si. Perché in tutto questo, al danno si aggiunge la beffa: è bello tornare in albergo, navigare sul sito della società dei trasporti e scoprire che ti fanno scaricare la mappa in formato pdf con tutte le linee di bus e metro… ma mi raccomando, non stampatela eh! Dopotutto, a chi potrebbe mai servire?
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- Pubblicato:
- 28 ottobre 2010 / 07:18
- Etichette:
- Arizona, downtown, mappe, Phoenix, Scottsdale, Trasporti pubblici, U.S.A.




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